La città di Urbania è di origine medioevale e il suo antico nome era Castel delle Ripe: la città sorgeva su uno dei colli sovrastanti la città attuale. Distrutta nel 1277, la città fu ricostruita nel 1284 dal provenzale Guglielmo Durante e per questo assunse il nome di Casteldurante. Dal 1424 la città divenne parte del dominio dei Montefeltro e poi dei Della Rovere. Dopo la devoluzione allo stato della chiesa Papa Urbano VIII nel 1636 elevò Casteldurante al grado di città e per questo acquistò il nome di Urbania, dal nome del pontefice.

Casteldurante e la ceramica

La città di Urbania è ed era un centro importantissimo di produzione della cosiddetta maiolica metaurense. Infatti, soprattutto durante il ducato della famiglia Della Rovere, le ceramiche divennero da semplici oggetti di uso quotidiano dei veri e propri manufatti artistici. Verso la metà del’500 Casteldurante insieme a Urbino e Pesaro produsse alcune tra le maioliche più belle del Rinascimento italiano, distinguendosi da altri centri come Faenza, per l’invenzione di decorazioni proprie e la raffinatezza del genere pittorico narrativo detto “istoriato”. All’epoca ardevano ben oltre 40 forni per una committenza che coinvolgeva tutte le corti europee ed erano censiti ben 150 maiolicari tra cui foggiatori e pittori di grandissima fattura. Tutt’oggi sono presenti svariate botteghe di ceramicai, che è possibile visitare per apprezzare le antichissime tecniche di lavorazione della ceramica, tramandate da più di 500 anni.

Museo Civico

Biglietto Intero: 4 euro

Biglietto ridotto: 2 euro ragazzi sotto i 14 anni, adulti oltre i 65 anni, gruppi oltre le 20 persone

Gratuito: bambini sotto i 6 anni

Il Museo Civico di Urbania è una delle principali attrattive della città, ed è dotato di interessanti collezioni tra cui disegni del XVI e XVII secolo e incisioni di artisti italiani e stranieri. Il Museo è inserito nel palazzo ducale di Urbania, antica dimora dei duchi Della Rovere: intatti Francesco Maria II scelse Urbania come propria residenza. Il museo annovera al suo interno anche una importante quadreria con dipinti di Barocci, Claudio Ridolfi, Giovanfrancesco Guerrieri e Federico Zuccari. Inoltre è possibile ammirare una notevole collezione di ceramiche antiche e moderne, e anche i famosi Globi di Gerardo Mercatore, due dei reperti più preziosi del museo.

Museo d’Arte Sacra “Leonardi”

Biglietto Intero: 3 euro

Biglietto ridotto per bambini e scolaresche: 1 euro

Nella graziosa sede dell’ex Palazzo Vescovile, il Museo raccoglie opere d’arte e arredo liturgico dal Paleocristiano fino ad oggi, manufatti provenienti da Castel Durante, dal territorio e frutto di lasciti e donazioni. Il rinnovato itinerario espositivo, secondo un ordinamento tematico, si sviluppa in quindici sale in parte allestite seguendo un’esposizione “ambientata”, testimonianza del gusto e del collezionismo della corte vescovile nei secoli. Il percorso presenta un ricco patrimonio di dipinti riferibili al Manierismo metaurense, influenzato dagli esempi di Barocci e Federico Zuccari. La straordinaria fioritura delle botteghe di maiolicari è testimoniata da circa 1.000 pezzi, prodotti fra XIII e XX secolo, della collezione unica di una cittadina, che nell’artigianato artistico fonda, ancora oggi, la propria identità culturale. In una terra prediletta dalle fondazioni francescane, si trovano due corali riferibili alla fase finale del XIII secolo e provenienti da S. Francesco, di cui l’Antifonario conserva la miniatura che raffigura il poverello d’Assisi, in una delle più antiche immagini esistenti.

La Chiesa dei Morti

Biglietto Intero: 2 euro

La Chiesa dei Morti, conserva al suo interno il cimitero delle Mummie, noto per il curioso fenomeno della mummificazione naturale, dovuta a una particolare muffa che ha essiccato i cadaveri. A seguito dell’editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804 che istituì i cimiteri extraurbani, furono rinvenuti nei pressi della chiesa 18 corpi mummificati che dal 1833 furono esposti dietro l’altare. Alla sistemazione dei corpi provvide la Confraternita della Buona Morte, fondata nel 1567. Scopo primario della Confraternita era il trasporto e la sepoltura dei morti, specie dei giustiziati, l’assistenza dei moribondi, la registrazione dei defunti e la distribuzione delle elemosine ai poveri. Ognuna delle mummie di Urbania ha una storia da raccontare: dal priore della Confraternita Vincenzo Piccini vestito con la tunica bianca e nera della cerimonia funebre, alla donna deceduta di parto cesareo, al giovane accoltellato nella veglia danzante, fino allo sventurato che fu sepolto vivo in stato di morte apparente.